Cè una cosa curiosa che noto ogni volta che parlo con amici e lettori nati negli anni 60 e 70. Non è un tratto universale ma è frequente abbastanza da sembrare un pattern: quando serve scegliere, preferiscono decidere da soli. Non cercano il consenso come prima istanza. Non procrastinano in attesa di opinioni altrui. Prendono una decisione, la testano, la correggono se necessario. Questo non significa che non ascoltino o che siano chiusi. Significa che, più spesso rispetto ad altre generazioni, trovano conforto e fiducia nel decidere in autonomia.
Un contesto che non si ricrea più nello stesso modo
Chi è cresciuto negli anni 60 e 70 ha visto la stabilità apparire in modi diversi da oggi. Famiglie più ristrette ma anche più prevedibili. Lavori che duravano, almeno per qualche periodo, e una cultura che valorizzava molto lautonomia pratica. Non è nostalgia. È osservazione: molte esperienze formative di quegli anni spingevano a risolvere problemi con le proprie mani piuttosto che cercare risposte in un gruppo indefinito.
La responsabilità come scuola
Ho incontrato persone che raccontano di aver gestito situazioni complesse molto giovani. Scelte di lavoro, spostamenti, la cura di parenti anziani. Queste esperienze, ripetute, forgiano un muscolo decisionale. Non è che la generazione successiva non abbia responsabilità. Ma la combinazione di tempi e contesti spesso ha premiato chi è in grado di decidere con pochi dati e pochi alleati.
Tra memoria e tecnologia
La rivoluzione digitale ha cambiato la facilità con cui si trova unopzione e la varietà di opinioni disponibili. Le persone nate negli anni 60 e 70 hanno visto il mondo sia in versione pre internet sia nella sua trasformazione digitale. Questo doppio sguardo crea un equilibrio. Possono usare la rete quando serve ma non ne dipendono per validare ogni scelta. Cè un senso pratico ereditato da quando le risposte non erano a portata di click.
Un esempio quotidiano
Si pensi a una scelta semplice come comprare un elettrodomestico. Molti giovani confrontano decine di recensioni e cercano comunità online fino a sentirsi rassicurati. Alcune persone della generazione 60 70 leggono anchora qualche recensione e poi se ne fidano. La differenza sta nellappetito per la conferma esterna.
La capacità di decidere in autonomia riflette processi psicologici consolidati e condizioni sociali vissute in età formativa. Questi decisi cambiamenti di contesto spiegano parte del fenomeno. Professor Marco Giannini Psicologo Università degli Studi di Milano
Non è solo coraggio. È anche pratica
Decisioni ripetute allenano la mente a tollerare lincertezza. Certe persone nate negli anni 60 e 70 hanno meno bisogno di rassicurazione perché hanno accumulato risultati pratici che parlano più delle opinioni altrui. Questo non rende le loro scelte infallibili. Le rende semplicemente più snelle. In certi casi la rapidità decisionale è un vantaggio. In altri no. La vita non è un manuale da applicare.
Quando lautonomia diventa un limite
Essere abituati a decidere da soli può portare a sottovalutare informazioni utili arrivate da altri. A volte la scelta veloce è una fuga dal conflitto o dalla fatica di negoziare. Ciò che amo osservare è come alcuni trasformano questa tendenza in una forma di leadership silenziosa che include gli altri quando serve e ignora i rumori quando non servono.
Un tratto meno narrato ma potente
Molti articoli dicono che la generazione X è pragmatica e i baby boomer resilienti. Io preferisco uno sguardo meno etichettante e più narrativo. Le persone nate negli anni 60 e 70 hanno più spesso una narrativa personale che lega autonomia a responsabilità. Non è un trucco da usare per sembrare più sicuri. È una postura che deriva da anni di prove e tentativi.
La scommessa sulle capacità personali
Decidere da soli significa accettare il rischio di sbagliare senza che il gruppo faccia da scudo. Alcuni fanno scelte rapide perché non vogliono delegare la colpa se qualcosa va storto. Altri lo fanno perché si fidano del proprio giudizio. Entrambe le spiegazioni si incontrano spesso nello stesso individuo.
Il ruolo delle abitudini culturali
Ci sono anche fattori culturali che non vanno sottovalutati. In molte famiglie italiane degli anni 60 e 70 lidea di risolvere le cose in casa e fra pochi intimi era forte. Questo non è moralismo. È pragmaticità. E crea un tipo di autonomia che non ha bisogno di spettatori per sentirsi legittima.
Un consiglio pratico per chi osserva questo tratto
Non confondere autonomia con arroganza. Se qualcuno decide da solo prova ad ascoltare la ragione dietro la decisione. Spesso cè un codice di esperienze che giustifica quel passo. Se invece la scelta è solo veloce e non motivata allora si tratta di altro. Ogni decisione va valutata nel contesto non isolata come se fosse una prestazione universale.
Conclusioni aperte
Non voglio chiudere con una sentenza. La mia posizione è che il comfort nel decidere da soli osservato in molte persone nate negli anni 60 e 70 è il risultato di un intreccio di esperienza pratica contesti sociali e un approccio alla responsabilità poco incline alla delega sistematica. Questo è spesso utile ma non sempre. E non è immutabile. Le nuove generazioni possono coltivare lo stesso tratto pratico e alcuni di quelli nati negli anni 60 e 70 stanno imparando a negoziare di più. La vita è un esercizio continuo di adattamento.
Tabella riassuntiva
| Fattore | Ruolo nel favorire lautonomia decisionale |
|---|---|
| Esperienze formative | Responsabilità precoce e prova errore consolidano la fiducia |
| Contesto lavorativo | Stabilità relativa e ruoli chiari promuovono decisioni indipendenti |
| Doppia esposizione tecnologia | Conoscenza pre internet riduce la dipendenza dalla validazione online |
| Abitudini culturali | Valorizzazione della risoluzione domestica porta a scelte private |
| Tensione interna | Autonomia come strumento di controllo del rischio personale |
FAQ
Perché molte persone nate negli anni 60 e 70 preferiscono decidere da sole?
Perché spesso hanno avuto responsabilità concrete fin da giovani e hanno imparato per esperienza che prendere decisioni e correggerle funziona. Laddestramento pratico delle scelte quotidiane costruisce fiducia. Anche il contesto sociale e lavorativo di quei decenni ha spesso premiato chi risolveva i problemi senza grandi consultazioni.
Questo atteggiamento significa che non ascoltano gli altri?
Non è una regola. Molti ascoltano molto ma poi scelgono di filtrare e decidere. Lapparenza di chiusura può nascondere invece una capacità selettiva di valutare pareri e conservare quelli che ritengono utili. In alcuni casi la scelta autonoma è una scelta di efficienza piuttosto che di presunzione.
È un tratto trasmissibile alle generazioni più giovani?
Sì. La pratica rende più abili a tollerare lincertezza e a fare scelte rapide quando serve. Le nuove generazioni possono allenare questo aspetto tramite esperienze che richiedono responsabilità concreta. Non è automatico ma è possibile coltivarlo con esercizi reali e fallimenti accettati come lezioni.
Può essere un problema nelle relazioni personali o nel lavoro?
Può diventare un problema se la decisione solitaria esclude informazioni importanti o se è usata per evitare il confronto. In contesti dove la negoziazione è essenziale è utile alternare lautonomia alla capacità di coinvolgere. Sapere quando coinvolgere è tanto importante quanto sapere come decidere da soli.
Come riconoscere una decisione autonoma sana da una che non lo è?
Una decisione autonoma sana è motivata da dati esperienziali o da una valutazione razionale anche se rapida. Una decisione che non lo è tende a essere impulsiva e giustificata con assunzioni non verificate. Il confine non è sempre netto ma la consapevolezza personale aiuta a migliorare la qualità delle scelte.