Cosa sanno davvero le persone cresciute negli anni Sessanta e Settanta sulla risoluzione dei problemi nel mondo reale non è una domanda nostalgica. È un invito a osservare comportamenti concreti che oggi chiamiamo soft skills ma che allora non avevano etichette. Per chi è cresciuto in quegli anni la soluzione non era un processo pulito e lineare. Era sporcarsi le mani e improvvisare. Questo articolo non vuole mitizzare. Vuole spiegare dove sta il valore pratico di quell approccio in un mondo che cerca raccapezzarsi fra algoritmi e app.
Un diverso rapporto con l errore
Nelle famiglie e nelle botteghe degli anni Sessanta e Settanta l errore era un fatto visibile. Non una statistica su uno schermo. È lì che impari a riparare invece di buttare. Si impara a capire la sequenza causale delle cose perché non c era la possibilità immediata di chiamare un servizio clienti. Questa esperienza forma la capacità di diagnosticare un guasto in modo rapido e spesso creativo. L innocenza tecnica veniva compensata da una maggiore autorganizzazione pratica.
Perché questo conta ancora
Oggi molti problemi sono astratti. Abbiamo dati ma perdiamo il contatto con la materialità del problema. Le persone nate negli anni Sessanta e Settanta spesso tornano a pratiche concrete. Non per romanticismo. Per efficacia. Un esempio recente è il modo in cui piccoli artigiani hanno riorganizzato linee di produzione domestiche senza software complessi quando la catena del valore si è interrotta.
Priorità sulla funzionalità e non sulla perfezione
Nel passato non si aspettava la versione definitiva. Si mandava avanti la macchina che funzionava. Questo atteggiamento genera decisioni orientate all impatto immediato. Non significa trascurare la qualità. Significa accettare compromessi ragionati invece di paralizzarsi in attesa della soluzione perfetta. È un modo di pensare che oggi può frustrarci perché siamo abituati a revisioni continue e a feedback loop digitali.
Lucia Moretti Professoressa di sociologia Universita di Bologna Se vuoi capire come si costruisce resilienza guarda chi ha dovuto arrangiarsi prima che esistessero supporti istituzionali o tecnologie di supporto.
Questo punto è delicato. Sento spesso spiegazioni che descrivono il passato come una panacea di buon senso. Non lo è. È una sorgente di pratiche utili ma anche di limiti culturali. Alcuni problemi attuali richiedono competenze tecniche che non si improvvisano. La scommessa è combinare la praticita acquisita con competenze nuove.
Un senso della responsabilita che non passa per procedure
Molti che hanno vissuto la giovinezza in quegli anni hanno interiorizzato un codice di responsabilita operativa. Se qualcosa non funziona non aspetti che qualcun altro lo risolva. È una disposizione che risponde male a strutture burocratiche ma molto bene a situazioni complesse e incerte. Ho visto questa attitudine in chi ha guidato iniziative di quartiere e reti di mutuo aiuto. Non è un riflesso eroico. È un modello pratico di azione collettiva.
Quando questo approccio fallisce
Non è infallibile. Può confondere autorita legittima con inerzia. Può tralasciare processi inclusivi perché si privilegia l efficacia rapida. Il punto non è idolatrare. È saper leggere dove questa mentalita porta vantaggi immediati e dove invece crea esclusioni o inefficienze.
La creativita come ingegneria empirica
La creativita di allora non nasceva da una generica ispirazione. Era spesso un esperimento su piccoli pezzi di realtà. Tagliare un tubo e provarne uno nuovo. Mischiare materiali diversi. Questa forma di ingegneria empirica è meno glamour ma più replicabile di molte sedute di brainstorming che vedo oggi. Inoltre lascia tracce di soluzioni semplici che resistono nel tempo.
Competenze sociali che funzionano nella pratica
La capacità di negoziare un prezzo faccia a faccia o di ottenere collaborazione in un piccolo team si imparava al banco. Le abilita non venivano certificate con attestati ma dimostrate quotidianamente. Questo produceva una forma di reputazione personale che oggi fatichiamo a ricreare online. La conseguenza piu interessante è che la fiducia costruita su rapporti ripetuti genera circoli virtuosi. Le reti locali funzionano quando le persone si conoscono e si fidano reciprocamente.
Trasferire queste abilita oggi
Non possiamo semplicemente ricreare i contesti. Quello che possiamo fare è tradurre alcuni principi. Favorire la responsabilita personale. Strutturare esperienze di apprendimento che prevedano la riparazione e la rimediazione. Creare microambienti dove le persone possano provare soluzioni e fallire senza sanzioni definitive.
Un approccio ai problemi che rifiuta la specializzazione unica
Gli anni Sessanta e Settanta hanno visto figure che erano al contempo idraulici elettricisti e meccanici domestici. Questo porta a una forma di pensiero che integra prospettive. Quando si affronta un problema reale è spesso necessario muoversi tra discipline. I sistemi moderni premiano l iperspecializzazione. La vita pratica spesso richiede l opposto. Chi ha vissuto quella epoca tende a pensare in termini di sistema piu che in termini di compartimenti stagni.
Conclusione aperta
Non dico che uno stile sia migliore dell altro. Dico che c è qualcosa di fondamentale nel modo di approcciare problemi costruito in contesti dove le risorse erano limitate e la soluzione era spesso a portata di mano se la si cercava. C è poi la questione generazionale che non va banalizzata. Alcuni tratti vanno recuperati. Altri no. Lasciare spazio a una contaminazione tra generazioni mi sembra il modo meno rischioso per non perdere competenze pratiche utili oggi.
| Idea chiave | Perche conta |
|---|---|
| Errore visibile | Insegna diagnosi pratica e riparazione rapida. |
| Priorita alla funzionalita | Favorisce soluzioni efficaci subito invece di perfezione paralizzante. |
| Responsabilita operativa | Stimola iniziativa personale e azione collettiva locale. |
| Ingegneria empirica | Produzione di soluzioni semplici e resistenti nel tempo. |
| Versatilita disciplinare | Permette di vedere il problema come sistema integrato. |
FAQ
Perche le persone cresciute negli anni Sessanta e Settanta hanno un approccio pratico ai problemi?
Perche in quegli anni le risorse di supporto non erano diffuse. Riparare era spesso l unica opzione. Questo ha formato una mentalita di azione diretta e di improvvisazione fondata sull esperienza corporeo pratica. I risultati non sono sempre eleganti ma spesso sono utili. Le persone imparavano dalle conseguenze immediate delle loro azioni. Questo crea un feedback loop che rinforza competenze operative.
Questo modo di pensare puo essere insegnato alle generazioni piu giovani?
Sì ma non come copia esatta di modelli passati. Si tratta di creare opportunita in cui si possa sperimentare e fallire con costi contenuti. Laboratori pratici microimprese scolastiche e progetti di comunità sono spazi dove questo apprendimento avviene. La vera sfida è strutturare contesti che valorizzino il tentativo piu che l esibizione di competenze certificate.
Ci sono limiti a questo approccio?
Certamente. Può rinforzare soluzioni individuali che non considerano equita o sostenibilita piu ampie. Può anche portare a ritardi nell adozione di tecnologie necessarie. Non e una panacea. Serve come complemento a strumenti piu formali e strutturati. Il valore sta nella complementarita piu che nella sostituzione.
Come si concilia la praticita con la necessita di competenze tecniche moderne?
Con un approccio ibrido. Integrare praticita empirica con formazione tecnica modulare e accessibile. Le persone possono mantenere una mentalita di riparazione e rimediazione mentre acquisiscono conoscenze digitali o ingegneristiche mirate. L importante e che l apprendimento non sia solo teorico ma passi per mani e occhi che vedono risultati tangibili.
Cosa possono fare le organizzazioni per sfruttare queste competenze?
Le organizzazioni possono creare team misti dove esperienza pratica e competenze specialistiche si confrontano. Possono prevedere percorsi di mentoring intergenerazionale e spazi dedicati al prototyping rapido. E utile anche riconoscere la competenza non solo attraverso certificati ma attraverso valutazioni basate su risultati concreti e ripetibili.