Cosa capiscono davvero del tempo le persone nate negli anni 60 e 70

Quando parlo con amici nati negli anni 60 e 70 mi accorgo che il loro rapporto con il tempo non è solo una questione di calendari o età anagrafica. È qualcosa di più grezzo e insieme raffinato. È un modo di pesare i giorni, di distribuire fiducia e di decidere cosa meriti attenzione. Questo articolo prova a raccontarlo con parole che non cercano di spiegare tutto ma di suggerire quello che normalmente i post diventano troppo veloci per dire.

Il tempo come scelta di priorità

Per chi è cresciuto in quell’arco di anni c’è una tendenza a non trattare il tempo come risorsa da massimizzare incessantemente. Invece saltano prima le cose inutili. Non è rassegnazione. È un meccanismo pratico: togliere dal tavolo ciò che rende la vita rumorosa per tenere quello che la rende riconoscibile. Ho visto genitori di quella generazione spegnere social in una serata per una cena che durava davvero; ho visto lo stesso gesto nella cura di un giardino, nella riparazione di una vecchia sedia, nella conversazione che continua fino a notte fonda.

Non è nostalgia, è selezione.

La nostalgia è una parola sfruttata dai media, ma ciò che ho notato è più vicino a una selezione deliberata. Persone nate negli anni 60 e 70 tendono a scegliere cerchie più piccole ma più sincere. Non parlo solo di amicizie ma di progetti, viaggi, musica comprata e letta veramente. Non tutto deve essere nuovo per avere valore. A volte, ripetere qualcosa con cura produce la densità di tempo che manca alle esperienze effimere.

Il ricordo come bussola

Quando si parla di decisioni e rimpianti, entra in gioco la differenza tra vivere un momento e ricordarlo. Non è un’astrazione: influisce su come si spende il tempo e su cosa si tiene per sé. Daniel Kahneman ha reso famosa la distinzione tra l experiencing self e il remembering self e il suo lavoro spiega una cosa che ho osservato sul campo: molte scelte fatte da questa generazione sono orientate a creare ricordi che valgono a lungo, non solo momenti intensi di immediata soddisfazione.

We don’t choose between experiences, we choose between memories of experiences. Daniel Kahneman Nobel Laureate Princeton University.

Quella citazione non è una formula magica, è però utile per capire perché un viaggio fatto lentamente, con due pause e senza rincorrere tutte le attrazioni, può risultare una scelta tipica per qualcuno dei 60 o 70. Vuole qualcosa che rimanga insieme a lui quando i giorni saranno più radi.

Una gerarchia intima

Questa generazione struttura una gerarchia di elementi affettivi e pratici. La carriera non è cancellata, ma viene riposizionata. Il lavoro è importante se serve a tenere insieme una cornice che consenta esperienze veramente rilevanti. Ho incontrato persone che hanno cambiato mestieri tardi perché scoprirono che lo stipendio non poteva comprare la tranquillità che serviva per godersi la domenica.

Quando il tempo diventa orizzonte

Laura Carstensen e i suoi studi ci offrono una lente utile: la percezione del tempo residuo plasma ciò che desideriamo. Non è solo l’età cronologica che conta ma la sensazione di quanto futuro percepito rimane. Quando il futuro si accorcia, aumentano le scelte rivolte al qui e ora emotivamente significativo.

Socioemotional selectivity theory maintains that when futures loom large as they typically do in youth people are motivated to explore. When future time is perceived as more limited as is typical in old age people are motivated to pursue emotionally meaningful goals. Laura L Carstensen Professor of Psychology Stanford University.

La cosa interessante è che questa dinamica non compare solo con l’età avanzata. Eventi come una malattia, un trasferimento o una perdita possono riabilitare quel tipo di visione anche in età lavorativa. Questo spiega perché tante persone nate negli anni 60 e 70, pur ancora attive, rimodulano progetti e assumono rischi molesti per gli standard tradizionali ma coerenti con il proprio senso di tempo.

La lucidità del disordine

Un tratto che distingue spesso chi ha vissuto gli anni 60 e 70 è la capacità di convivere con il disordine temporale. Non è caos. È una specie di lucidità che accetta contraddizioni: voler cambiare vita a quarantacinque anni mentre si pianifica la pensione, desiderare routine ma anche riscoperte improvvise. Non c’è bisogno di incasellare tutto. C’è spazio per il ricco e l’imperfetto.

Questa generazione ha attraversato momenti storici intensi: rivoluzioni culturali, crisi economiche, l’avvento del digitale. Quel mix ha lasciato un’impronta: un certo scetticismo verso le tecnologie che promettono velocità a scapito di profondità, insieme a una curiosità che non si arrende. Non sono contrari al nuovo; lo testano, lo filtrano, lo trattengono se serve qualcosa di sostanziale.

La cura come forma di resistenza

Riparare invece di comprare. Ritornare a cucinare piuttosto che ordinare. Chiedere a un vecchio amico la storia dietro ogni cicatrice. Sono gesti che non vogliono essere nostalgici: sono scelte che contestano l’accelerazione. Non è moralismo. È una posizione concreta: usare il tempo in modo che renda la vita riconoscibile domani.

Dove questo approccio inciampa

Non tutto è ideale. Il valore dato al passato può diventare prigionia. La selezione di relazioni può trasformarsi in chiusura. Il rischio più grande, ho visto, è diventare talmente selettivi da perdere opportunità di rinnovamento. Ci sono storie di fratelli lontani perché uno decide che quella fase è finita e l’altro no. Il tempo è un bilanciere: pesi messi troppo su un piatto rischiano di sbilanciarlo.

Conclusione aperta

Le persone nate negli anni 60 e 70 offrono una lezione pragmatica: il tempo non è solo un nemico da battere o un alleato da sfruttare. È un modo di collocare il proprio io nel mondo, una lingua che impara a dire no con affetto e sì con convinzione. Forse quello che possiamo prendere da loro oggi è la capacità di scegliere densità invece di quantità e di accettare che alcune domande restino senza risposta.

Non ho bisogno di chiudere il discorso. Alcune cose devono restare in sospeso, come certe conversazioni che si riprendono solo dopo anni.

Tabella riassuntiva delle idee chiave

Idea Che significa
Selezione delle priorità Scegliere relazioni e attività che generano significato emotivo invece di accumulare impegni
Ricordo come bussola Le decisioni tengono conto della qualità dei ricordi futuri più che dellintensità del momento
Percezione del tempo La sensazione del tempo residuo orienta obiettivi verso il presente significativo
Disordine lucid o Accettare cambiamenti e contraddizioni senza cercare coerenza forzata
Rischi e limiti Possibile chiusura relazionale se la selezione diventa esclusione

FAQ

Perché le persone nate negli anni 60 e 70 sembrano meno interessate alle novità rapide?

La mia esperienza suggerisce che non è disinteresse ma selezione. Hanno vissuto fasi di cambiamento accelerato e hanno imparato a distinguere tra novità che arricchiscono e novità che solo consumano attenzione. Inoltre molte scelte sono influenzate dalla volontà di creare ricordi duraturi piuttosto che collezionare esperienze superficiali.

Questo approccio rende la vita più felice o solo più calma?

Dipende da cosa si intende per felice. Se la felicità è una statistica momentanea, forse no. Se è la sensazione complessiva di avere relazioni significative e ricordi affidabili allora spesso sì. Le ricerche in psicologia mostrano che la qualità delle relazioni è uno dei predittori più solidi di soddisfazione a lungo termine.

È un modello applicabile anche ai giovani?

Sì ma con adattamenti. Giovani con prospettive di tempo ampie possono però trarre vantaggio dalladottare alcune pratiche di selezione quando sentono che il loro tempo è disperso. Il punto non è limitare ambizioni ma imparare a investire in ciò che produce storie di vita coerenti.

Cosa rischia chi esagera con la selezione?

Il rischio principale è isolarsi. Se la selezione diventa rifiuto di confronto, si perde la possibilità di scoperta. La scelta equilibrata è il problema pratico: tenere aperte porte selezionate ma non barricarsi dietro una routine che diventa prigione.

Come posso capire se sto usando bene il mio tempo?

Un indicatore utile è chiedersi cosa ricordereste tra cinque anni. Se la risposta è vuota o dominata da attività che vi hanno stancato allora potrebbe esserci disallineamento. Non è una regola matematica ma un esercizio che aiuta a trasformare intenti vaghi in priorità concrete.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
    .

Leave a Comment