Come vivevano le persone nate negli anni 60 e 70 e perché hanno formato adulti più duri e più capaci

Nella mia famiglia ci sono due persone nate alla fine degli anni 60 e una nata nel 1974. Non sono casi studio astratti. Sono voci che annodano la storia ai piccoli gesti quotidiani. Quando dico che le persone nate negli anni 60 e 70 sono diventate “più dure” non intendo una durezza grezza o sadica. Parlo di una capacità di sopportare frizioni, di rimettersi in piedi senza che qualcuno spenga il dispositivo che segnala il dolore. Questo articolo prova a spiegare cosa significava crescere in quei decenni in Italia e perché quell’addestramento al mondo ha lasciato tracce profondissime.

La geografia del tempo non digitale

Nel corpo della vita quotidiana di quegli anni non esisteva il tempo on demand. Le litanie del consumo non suonavano sette volte al giorno, le risposte non arrivavano immediatamente, i servizi non cancellavano lo sforzo. Mettersi in fila, attendere una comunicazione, aspettare che un pacco arrivasse: tutto questo era normale e spesso prevedibile. La pazienza non era un concetto da celebrare in post social ma una routine obbligata. Chi è nato tra il 1960 e il 1979 ha imparato a misurare il tempo in finestre lunghi ore o giorni non in scroll e secondi.

Non è nostalgia è formazione emotiva

Molti cronisti parlano di nostalgia. Io vedo qualcosa di più concreto: esercizi quotidiani che costruivano tolleranza al disagio e autonomia pratica. Da ragazzini si improvvisava riparazioni, si negoziava con vicini reali, si risolvevano noie senza aprire una chat per delegare. Quel tipo di addestramento siglava abitudini cognitive. E non parlo di eroismi ma di piccoli muscoli mentali allenati giorno dopo giorno.

La scuola delle relazioni faccia a faccia

Un fatto banale e potente: l’interazione sociale di quei decenni era prevalentemente in presenza. Immaginate inviti, litigi, scuse, riconciliazioni svolte nello stesso spazio fisico. Si imparava a leggere pause, silenzi, sguardi. L’incapacità di nascondersi dietro una schermata non consentiva la fuga dalla responsabilità sociale. E questo ha formato adulti che spesso risultano più capaci di registrare il tono emotivo di una stanza e intervenire con misure pratiche anziché parole scritte.

Robert D Putnam Professor of Public Policy Harvard University “There was less joining of all sorts PTAs churches fraternal groups less time with families less time with friends knowing neighbors less well giving less and trusting less.”

Putnam ha descritto il declino del capitale sociale dopo gli anni 60 ma è interessante leggere il fenomeno anche al contrario. Nei quartieri dove le forme di comunità restavano vive si formavano quelle abilità relazionali che accompagnano le persone di quegli anni ancora oggi.

Imparare a essere indipendenti senza spettacolo

Chiamatelo con il suo nome scomodo: molti di loro sono stati latchkey kids. Rientrare a casa da soli e gestire il tempo pomeridiano senza sorveglianza costringeva a organizzarsi. Certo non tutti hanno vissuto la stessa esperienza e alcune storie sono dure, ma nel complesso quella pratica di autogestione ha creato adulti che sanno prendere decisioni anche quando non cè un manuale digitale che le spieghi passo passo.

Lavoro e carriera viste dal retro

Se oggi molti spingono per la flessibilità e l equilibrio è perché chi ha vissuto gli anni 60 e 70 ha visto i genitori lavorare fino allo sfinimento o ha visto l instabilità economica che ha costretto a trovare soluzioni pratiche sul momento. Il risultato è una generazione che spesso mescola pragmatismo e spirito critico verso il lavoro come identità totale: sa adattarsi ma non sacrifica automaticamente il privato.

La capacità di riparare e il valore della riparazione

Un tratto sottovalutato è la competenza manuale e la testa per sistemare le cose. Non intendo una vetrina di fai da te ma la disposizione a non buttare via tutto. Questo atteggiamento ha effetti economici ma soprattutto psicologici: riduce la dipendenza dal consumo immediato e rende meno fragile la gestione delle perdite.

Perché oggi quella formazione sembra rara

La digitalizzazione ha ridotto molte frizioni che esercitavano quei muscoli emotivi e pratici. Disponibilità immediata di informazioni e servizi, social come arena confrontazionale e rifugio insieme, ha cambiato il modo in cui le giovani generazioni si allenano all attesa e al conflitto. Non è che oggi manchino risorse per crescere forti. Ma il circuito di allenamento è diverso e spesso più corto e mediato.

Un punto personale

Parlando con amici nati in quei decenni ascolto spesso la stessa frase detta a voce bassa: eravamo più soli ma ci sapevamo arrangiare. Questo non è un appello a tornare indietro. È piuttosto il riconoscimento che alcune discipline pratiche della vita non si inventano con post virali. Si costruiscono con ripetizione e con tolleranza al fallimento.

Conclusione parziale e aperta

Le persone nate negli anni 60 e 70 hanno attraversato un mondo con frizioni che la modernità ha attenuato. L effetto combinato è la formazione di adulti resilienti ma non impermeabili. Sono resilienti nel senso che possiedono repertori pratici e relazionali che spesso mancano oggi. Ma non sono superiori per definizione. Hanno semplicemente ereditato e coltivato strumenti diversi.

Tabella riassuntiva delle idee chiave

Domanda Idea principale
Come cresceva chi nacque tra 1960 e 1979 Con meno tecnologia e più frizioni quotidiane che allenavano autonomia e tolleranza al disagio.
Quale abilità è più comune Competenza nel problem solving pratico e lettura delle relazioni faccia a faccia.
Perché risultano piu capaci Ripetizione di piccoli fallimenti e necessità di arrangiarsi senza interventi immediati esterni.
Limiti di questo racconto Esistono forti differenze individuali e molte esperienze dolorose che non idealizzano il passato.

FAQ

Chi erano esattamente le persone nate negli anni 60 e 70?

Si tratta di persone nate tra il 1960 e il 1979. Nel linguaggio generazionale anglosassone molti rientrano nella fascia di fine baby boom e in Generation X. In Italia le esperienze variano molto da regione a regione e tra aree urbane e rurali ma alcune caratteristiche sociali e tecnologiche sono comuni come l accesso limitato alla comunicazione istantanea e una vita sociale più centrata sul territorio.

È corretto dire che sono “più duri”?

Dipende dal significato attribuito a duro. Se con duro si intende insensibile allora no. Se si intende più abituato a tollerare frizioni pratiche ed emotive e meno dipendente da soluzioni immediate la descrizione ha una sua verità empirica. Non è una superiorità morale ma un effetto di contesto formativo.

Come possono le generazioni più giovani recuperare quei vantaggi?

Non si tratta di clonare un passato che non esiste più ma di reintrodurre pratiche che allenano tolleranza alla frustrazione e autonomia. Lasciare piccoli spazi di noia non riempiti da dispositivi, esercitarsi a riparare cose o a risolvere piccoli problemi senza affidarsi subito a servizi esterni sono esempi concreti. La sfida è bilanciare queste pratiche con i benefici indiscutibili delle tecnologie odierne.

Sono tutti d accordo su questa lettura?

No. Alcuni studiosi sottolineano che la retorica della “resilienza” rischia di nascondere ingiustizie sociali e crisi reali vissute da molti di quegli anni. Altri invece ricordano che alcune abilità sono state perdute e valgono la pena di essere recuperate. La verità sta in mezzo e le esperienze personali variano.

Questa analisi si applica solo all Italia?

No. Molti temi sono trasversali all occidente industrializzato: la diffusione della televisione negli anni 60 la crescita della partecipazione femminile al lavoro negli anni 70 e 80 e la trasformazione delle reti comunitarie sono fenomeni condivisi. Tuttavia le forme e le intensità sono influenzate dalla storia nazionale e dalle politiche sociali di ciascun paese.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
    .

Leave a Comment