La frase Perché le persone nate negli anni 60 e 70 non misurano la vita dai like sembra una promessa semplice ma contiene una tensione che vale la pena esplorare. Non voglio venderti la nostalgia come panacea. Voglio però raccontare perché, nella mia esperienza, chi ha visto il mondo prima dellera digitale ha una bussola interna diversa. E non è solo per leta.
Una differenza che non si misura in numeri
Quando dico che le persone nate negli anni 60 e 70 non misurano la vita dai like intendo che il valore attribuito a un momento non è determinato da quante reazioni raccoglie su una piattaforma. Non è retorica. È pratica quotidiana. È la tendenza a preferire il ricordo concreto di una cena con amici allimmagine perfetta che ha ottenuto cento cuori. È il peso dato a una parola detta faccia a faccia più che a un commento che compare e scompare sotto uno scroll infinito.
Esperienze tattili contro metriche
La generazione che ha vissuto adolescenza e primo lavoro prima del boom digitale conserva un modo di valutare gli eventi che passa attraverso sensi e conseguenze pragmatiche. Se una festa è riuscita lo capisci il mattino dopo dal mal di testa o dalle risate che ancora senti in testa. Se un lavoro è ben fatto lo vedi nel cliente che torna o nella macchina che continua a funzionare. Non serve il conto dei like per segnare il valore.
Non è rifiuto tecnologico, è principio di selezione
Questo non vuol dire che tutti i nati negli anni 60 e 70 siano contro i social. Molti usano piattaforme come strumenti. Quello che cambia è la gerarchia dei criteri che impiegano per giudicare. La tecnologia entra nella vita ma non la ricodifica tutta. È una scelta di scala. È come decidere cosa portare in valigia quando parti per un lungo viaggio. Metti dentro lapparecchiatura utile non il catalogo di approvazione altrui.
La pazienza come resistenza
La pazienza è diventata una specie di atto di ribellione silenziosa. Aspettare il feedback reale da una persona, prendersi il tempo per scrivere una lettera o telefonare sono gesti che rimettono al centro lamplificazione umana invece della curva ascendente di un algoritmo. Ciò non è eroico in senso epico è semplicemente meno influenzabile.
Un dato da ascoltare: parole di unesperta
Smartphones are awesome; they do a lot of things for us. But they have to be a tool that we use and not a tool that uses us. Jean M. Twenge Professor of Psychology San Diego State University
La dichiarazione della professoressa Twenge ricorda che la tecnologia cambia i comportamenti ma non annulla del tutto schemi di valore consolidati. Per chi ha vissuto molti passaggi della modernità la tecnologia rimane strumento e non identità.
Perché non si tratta solo di età
Spesso si semplifica dicendo che tutto dipende dallanagrafe. Non è così. Anche persone più giovani possono coltivare una distanza dai numeri. Dunque cosa conta davvero oltre al fattore generazionale? Contano leducazione affettiva ricevuta, le esperienze di lavoro che insegnano responsabilità reali e il lessico emotivo che ti permette di nominare il valore senza passare dalla convalida esterna.
Il valore come contesto
In pratica la differenza sta nella definizione stessa di valore. Per alcuni è ciò che paga le bollette. Per altri è ciò che rimane dopo che le bollette sono pagate. Per molti nati negli anni 60 e 70 il valore resta legato allutilità sociale e personale: mantenere una promessa, essere presente per qualcuno, completare un progetto con qualità. Questi criteri non generano metriche digitali eleganti ma producono fiducia tangibile.
Qualche osservazione personale
Io ho amici che reagiscono a una buona notizia chiamandomi invece di postarla. Lho trovato irritante e poi liberatorio. Ciò che mi irritava era la sensazione di una performance obbligata. Quello che mi ha liberato è stato il semplice piacere di non dover misurare niente. È una cosa piccola ma potente perché rimuove la pressione continua di dover apparire in un certo modo per essere riconosciuti.
Non sto idealizzando il passato. Ci sono cose peggiori che essere validati da un numero. Ci sono isolamento e mancanza di strumenti che i social hanno aiutato a risolvere. Però la capacità di separare valore reale da valore esibito è unantica abilità di giudizio che sembra diventata rara.
Implicazioni sociali e culturali
Questa differenza ha conseguenze pratiche. In azienda, ad esempio, i manager che non misurano tutto con like e click spesso costruiscono team più stabili. Nel privato, relazioni fondate su scambi concreti resistono meglio alle crisi. Sul piano culturale cè una tensione tra performatività e resilienza. La prima pretende costante visibilità la seconda investe in infrastrutture emotive e pratiche.
Il lavoro della politica e della comunità
Non crederai che il contrasto si risolva da solo. Ci sono politiche e progetti culturali che potrebbero valorizzare pratiche relazionali non digitali. Investire in spazi di incontro reale, nella scuola che insegna conversazione e nella media literacy sono misure concrete. Questo non elimina il potere dei social ma sposta il baricentro del giudizio.
Qualche domanda senza risposta
Resta aperto questo interrogativo: quanto può durare un equilibrio costruito su scelte individuali quando larchitettura economica e comunicativa premia lamplificazione? E ancora: quanto della resistenza a misurare la vita dai like è scelta e quanto è semplice fatica dallessere costantemente esposti? Non ho risposte definitive e forse è giusto che siano domande che restano vive.
Conclusione
Le persone nate negli anni 60 e 70 non misurano la vita dai like perché hanno imparato a valutare attraverso conseguenze, contesto e relazioni dirette. Questo non sminuisce le nuove sensibilità digitali. Offre però una lezione: la qualità di una vita non si riduce a una metrica visibile. È un invito a costruire criteri che resistano alla seduzione delle curve ascendenti e a coltivare pratiche che diano forma a un valore meno volatile.
| Concetto | Sintesi |
|---|---|
| Valutazione | Preferenza per giudizi concreti e conseguenze reali rispetto a metriche digitali |
| Tecnologia | Usata come strumento non come identità |
| Pazienza | Resistenza alla gratificazione immediata e alla visibilità performativa |
| Impatto sociale | Relazioni e fiducia più solide quando non si basa tutto su approvazione pubblica |
FAQ
Perché molte persone nate negli anni 60 e 70 sembrano meno interessate ai like dei social?
Molti hanno formato il loro senso del valore prima dellarrivo della misurazione digitale. Per loro il riconoscimento passa attraverso rapporti concreti e duraturi non attraverso indicatori pubblici e istantanei. Questo porta a una diversa scala di priorità e a una minore esigenza di allineare lautostima a numeri esterni.
Significa che i nati negli anni 60 e 70 non usano i social?
Assolutamente no. Molti usano i social come strumenti pratici per lavoro o per restare in contatto. La differenza è che non ne fanno linchiostro principale della loro identità. Per loro la presenza digitale è una finestra non un tribunale che decide il valore della vita.
Cosa possono imparare i giovani da questa attitudine?
La lezione non è rinunciare alla tecnologia ma imparare criteri alternativi per valutare le esperienze. Significa coltivare relazioni che non si sgonfino con la perdita di visibilità e riconoscere che il valore spesso si vede solo nel lungo periodo.
È possibile conciliare approcci diversi dentro una stessa famiglia o compagnia?
Sì però richiede dialogo e regole condivise. Ad esempio accordi su quando usare i telefoni durante pasti o riunioni. Serve anche riconoscere che metriche diverse possono coesistere: non tutto quello che conta si misura e non tutto quello che si misura conta.
Se non misuro la vita dai like come misuro il successo personale?
Il successo personale può essere ricodificato in termini di soddisfazione pratica e relazionale. Puoi guardare alla qualità delle tue relazioni alla coerenza delle tue azioni e alla capacità di mantenere impegni. Sono criteri meno scintillanti ma più sostenibili. Non offro una formula definitiva perché il significato di successo varia molto da persona a persona.