Cè qualcosa di concreto nelle storie che sento spesso durante le cene con amici nati negli anni 60 e 70. Non è solo nostalgia. È un filo di abilità emotive che riemerge quando parliamo di come affrontano cambi, stress e relazioni. Questo pezzo non vuole idealizzare quella generazione come se fosse immune ai problemi. Vuole però esplorare aspetti psicologici che oggi sono meno comuni e che, se compresi, possono essere utili per tutti.
Un contesto diverso produce tratti diversi
Chi è cresciuto negli anni 60 e 70 ha vissuto un ambiente sociale e tecnologico che non aveva analoghi successivi. La vita quotidiana era fatta di attese, riparazioni fai da te, contatti faccia a faccia e confini più netti tra lavoro e casa. Non sto sostenendo che fosse più facile. Era spesso più duro. Ma quella durezza esercitava lo spettro emotivo in modi particolari.
Capacità di tollerare il vuoto e la noia
La noia non era un peccato da evitare. Era uno spazio in cui si imparava a costruire qualcosa. Le persone nate in quegli anni hanno sviluppato una familiarità con il tempo vuoto che oggi è raro. Non hanno imparato a riempire ogni secondo con notifiche. Questo non crea una generazione perfetta ma crea una maggiore capacità di rimanere presenti, di far emergere idee senza distrazioni immediate.
Autonomia pratica ed emotiva
Riparare una bicicletta da ragazzi spesso significava imparare a risolvere problemi senza aiuti esterni. Si traduce in una forma di fiducia operativa: se qualcosa si rompe lo affronto. Emotionalmente questo si manifesta come una robustezza che preferisce tentare piuttosto che chiedere subito rassicurazioni.
Giulia Bianchi Senior Psychologist Dipartimento di Psicologia Università di Milano. Quando i compiti quotidiani richiedono un intervento diretto la mente costruisce tracce di competenza che poi vengono richiamate nelle crisi.
Altre forze emotive poco celebrate
Non tutte sono eroiche. Non tutte sono comode. Ecco alcune che raramente appaiono nei titoli dei giornali ma che emergono chiaramente nei racconti di vita reale.
Capacità di frustrazione sostenuta
Nel mondo analogico laccesso non era immediato e ciò costringeva a tollerare ritardi. Questa pratica prolungata ha contribuito a costruire una soglia più alta di tolleranza verso linconveniente. Oggi la gratificazione istantanea riduce quella soglia e la frustrazione spesso viene interpretata come emergenza emotiva.
Saper fare conflitto a voce
I conflitti si risolvevano in presenza. Parlare guardandosi in faccia ha messo molta più carne sulla relazione e sulle emozioni. La capacità di leggere segnali corporei e regolare la propria risposta è un allenamento che molti nati negli anni 60 e 70 hanno ricevuto in modo informale e continuo.
Perché queste qualità sembrano rare oggi
La tecnologia ha rimodellato il paesaggio emotivo. Le distrazioni continue hanno spezzettato la concentrazione. Le reti sociali hanno trasformato il confronto in un rituale pubblico e permanente. Ma più che dare la colpa ai dispositivi bisogna osservare una logica culturale: quando gli strumenti cambiano, cambiano le pratiche emotive. E le pratiche emotive plasmano la resilienza.
Una generazione non è un monolite
È importante non cadere nell errore di parlare come se tutti fossero uguali. Anche tra chi è nato negli anni 60 e 70 ci sono grandi differenze legate a classe sociale scuola e contesto familiare. Quello che suggerisco è di guardare a queste qualità come risorse che emergono in certi contesti e che possono essere riconosciute e talvolta riattivate.
Come osservare senza giudicare
Mi infastidisce la retorica che mette le generazioni in competizione. Non serve a capire. È più utile osservare e chiedersi che parti di quella classe di esperienze possiamo riportare nella nostra vita attuale. Alcune pratiche semplici possono essere un ponte tra mondi diversi.
Piccoli esercizi di attrito utile
Non sto proponendo riti nostalgici. Propongo tentativi concreti. Lasciare il telefono fuori dalla cucina mentre si prepara una cena. Riparare qualcosa invece di sostituirlo. Scegliere conversazioni necessarie invece dellondata di commenti superficiali. Sono gesti che reinstaurano un po di allenamento emotivo.
Osservazioni personali e qualche critica
Ho amici di quarantanni con pazienza impressionante e sessantenni che si arrendono allansia in modo rapido. La generazione non predetermina il carattere. Però la ripetizione di certe pratiche nel tempo aggrega effetti. Vorrei anche dire che non tutto quello che era nel passato è recuperabile o desiderabile. Le rigidità sociali e le disuguaglianze di quel periodo sono state pesanti. Non voglio dipingere un quadro idilliaco.
Ciò che mi interessa è la pragmaticità. Possiamo scegliere di utilizzare elementi vincenti del passato senza abbracciare il complesso. Possiamo imparare a tollerare lincertezza con meno panico e più metodo. Possiamo imparare di nuovo a discutere guardandoci in faccia.
Conclusione aperta
Non posso garantire che applicare qualche abitudine degli anni 60 e 70 risolverà tutto. Non esistono scorciatoie emotive. Però ho visto persone cambiare ritmo e guadagnare una stabilità che non era magica ma pratica. Questa stabilità nasce dal ripetere esercizi semplici nel tempo. È il tipo di cambiamento che si vede meglio osservando una vita e non una storia virale.
Tabella riepilogativa
| Forza emotiva | Come si è formata | Cosa avere in mente oggi |
|---|---|---|
| Tolleranza alla noia | Tempo senza stimoli digitali | Provare periodi brevi senza notifiche |
| Autonomia pratica | Riparazioni fai da te e responsabilità | Affrontare piccoli problemi senza outsourcing immediato |
| Frustrazione sostenuta | Ritardo e attesa quotidiana | Lavorare sulla pazienza in compiti lunghi |
| Conflitto faccia a faccia | Interazioni reali e costanti | Praticare conversazioni dirette quando possibile |
FAQ
Perché molti ritengono che le persone nate negli anni 60 e 70 siano più resilienti?
La percezione nasce dallinterazione di pratiche di vita quotidiana e contesto storico. Quelle generazioni spesso hanno sperimentato lunghe sequenze di compiti pratici e interazioni personali senza mediazione digitale. Queste ripetizioni producono tracce comportamentali e cognitive che appaiono come maggiore stabilità emotiva. Detto questo non è una regola universale. Esistono molte eccezioni individuali e culturali.
È possibile imparare oggi quelle abilità emotive?
Sì in parte. Le abilità non sono innate e possono essere allenate. Tuttavia il contesto moderno rende meno immediato replicare gli stessi stimoli. È utile pensare a simulazioni pratiche e esercizi di esposizione graduale che ricreino difficoltà e attesa. Non è semplice e richiede tempo e disciplina.
Quali rischi ci sono nel idealizzare una generazione?
Idealizzare porta a semplificazioni dannose. Rende invisibili i problemi e le disuguaglianze vissute da molte persone in quegli anni. Inoltre crea divisioni inutili tra gruppi d età. È più produttivo riconoscere risorse utili e contestualizzarle senza mitizzarle.
Come cambiano le emozioni con la tecnologia?
La tecnologia altera la frequenza e la natura delle interazioni. Introduce continuità di stimoli e unaccorciamento delle ricompense. Questo modifica la pratica emotiva quotidiana rendendo alcune abilità meno esercitate. Non è una condanna ma un fatto che richiede adattamento consapevole.
Qual è la domanda più importante da porsi dopo aver letto questo articolo?
Forse non è cosa possiamo prendere da un epoca passata ma cosa siamo disposti a praticare oggi con continuità. Le abilità emotive si costruiscono nel tempo. La domanda utile è: quali piccoli esercizi realistici posso mantenere abbastanza a lungo da produrre un cambiamento osservabile nella mia vita?