Perché gli adulti nati negli anni 60 e 70 avevano confini netti e noi no

Ci sono giorni in cui guardo una foto di famiglia degli anni 70 e sento una specie di chiarezza emotiva che oggi manca. Non è nostalgia banale. È la sensazione che le persone in quella immagine sapessero dove finiva il loro spazio e dove cominciava quello degli altri. Questo articolo esplora perché la generazione cresciuta negli anni 1960 e 1970 ha sviluppato adulti con confini più definiti. Non è una spiegazione unica e perfetta. È una riflessione con qualche pillola di storia sociale, osservazioni personali e una critica a come raccontiamo le generazioni.

La cornice storica che pochi vogliono semplificare

Gli anni 60 e 70 sono spesso raccontati come un collage di rivolte e libertà. È vero, ma la rivoluzione e la disciplina convivevano. Molti giovani di allora hanno sperimentato contesti familiari dove la presenza degli adulti era forte ma non soffocante. Il lavoro, la comunità locale e la scuola offrivano limiti chiari: orari, ruoli, rituali. Questi limiti non erano solo regole imposte dall alto. Erano norme condivise che facevano da tela di sfondo alle relazioni quotidiane.

Economia e lavoro come stabilizzatori

Lavorare a 20 anni significava spesso entrare in un posto con ruoli definiti e aspettative prevedibili. La transizione da adolescente a lavoratore era meno liquida. Questo non significa che la vita fosse semplice ma che i segnali sociali erano meno ambigui. Quando il contesto ti indica in modo chiaro quali sono i confini, impari ad interiorizzarli più facilmente. Sembra banale ma funziona: i confini si apprendono anche per contatto con strutture che non cambiano ogni tre mesi.

Famiglie e modelli educativi meno ossessivi e più prevedibili

Non sto dicendo che tutte le famiglie fossero modelli perfetti. Ciò che noto però è una differenza nella funzione del genitore come confine: il genitore era figura di contenimento prima che coach emotivo. Si delegava alla scuola e alla comunità una parte della disciplina. La responsabilità emotiva non era completamente privatizzata. In molti casi questo ha reso i confini più chiari perché non erano negoziati a ogni cena di famiglia.

So that’s in my wheelhouse as a generations researcher. And I think a lot of it comes back to individualism just more focus on the self and less on social rules. A system that has a lot of advantages and it’s become more common. And I think it’s just the idea of being an authority figure for a lot of parents feels weird. It feels uncomfortable. It’s like why can’t we be equals when you’re not going to be equals with your kids until they’re a lot older and you have to accept that.

Jean M. Twenge PhD Professor of Psychology San Diego State University

Questa citazione di Jean Twenge punta al cuore di una trasformazione culturale: quando il modello dominante spinge sull autoreferenzialità, il ruolo dell autorità si svuota. In anni precedenti, la legittimità dell autorità adulta non veniva sempre contestata e dunque produsse persone abituate a confini esterni solidi che poi interiorizzarono.

Un apprendimento implicito dei limiti

Imparare a non invadere lo spazio altrui non è solo un corso di buone maniere. È apprendere regole pratiche: dove sedersi, quando parlare, cosa condividere. Tutto ciò produce una mappa mentale dei confini. Quei segnali erano trasmessi anche senza grandi dialoghi. Oggi, molti di quei segnali sono stati sostituiti da negoziazioni costanti. Non dico che la negoziazione sia male. Dico che la negoziazione continua stanca e rende i contorni meno netti.

La tecnologia che non c era e l economia dell attenzione

Un elemento concreto e spesso sottovalutato è la tecnologia. L assenza di smartphone significava che i confini tra lavoro e casa, tra adulto e bambino, avevano confini spaziali e temporali più riconoscibili. La raggiungibilità permanente ha dissolto molti limiti. Per chi è cresciuto senza questa pressione continua, il confine era un gesto fisico: spegnere la radio, chiudere la porta, uscire di casa. Non sto idealizzando l era pre digitale ma riconosco un effetto pratico sulla capacità di mantenere limiti personali.

Non tutto è tragico nel presente

Vorrei aprire una parentesi. Non penso che la maggiore fluidità contemporanea sia solo perdita. La capacità di negoziare ruoli e di riconoscere sfumature è utile in contesti complessi. Il problema è l estremo opposto: una cultura che disprezza qualsiasi confine come autoritarismo e abbraccia una falsa onnipresenza emotiva. Quella polarità peggiora la capacità di stabilire limiti sani.

La responsabilità individuale non è sconfitta dai limiti sociali

Confini netti e responsabilità individuale non sono contrari. Al contrario: i confini giusti permettono responsabilità vere. Una persona cresciuta con limiti esterni ben fatti può anche diventare più autonoma perché ha interiorizzato strumenti per dire no, per chiedere spazio, per prendersi tempo. L assenza di limiti spesso genera persone che non sanno dove mettere il proprio bisogno di riposo o di protezione. È una tristezza moderna che potremmo affrontare senza rimpiangere un passato immaginario.

Quanto conta la storia personale

Non tutte le esperienze degli anni 60 e 70 producevano adulti con confini. Violenza, abusi, autoritarismi familiari hanno segnato molte vite. Però, quando parlo con amici nati in quegli anni, spesso emergono ricordi di confini chiari che portarono sicurezza più che repressione. C è una differenza tra rigore e arbitrio che vale la pena mantenere in mente.

Conclusioni aperte e qualche scommessa

Non ho soluzioni miracolose. Ma credo che recuperare alcune funzioni dei confini sia possibile senza tornare a modelli autoritari. Significa rimettere nel discorso sociale l idea che i limiti sono strumenti e non giudizi. Significa anche smettere di confondere impermeabilità con freddezza. I confini possono proteggere relazioni, non chiuderle.

Resto convinto che la generazione cresciuta negli anni 60 e 70 abbia ereditato un mix di stabilità istituzionale e pratiche quotidiane che facilitarono l apprendimento dei limiti. Noi viviamo in un tempo diverso. Possiamo imparare da quei modelli ma adattandoli. Non tutte le regole hanno senso oggi ma lo spirito del confine come presidio di cura resta rilevante.

Idea chiave Perché conta
Strutture sociali stabili Offrivano segnali chiari che aiutavano l interiorizzazione dei limiti.
Ruolo genitoriale come contenimento La figura genitoriale spesso dava limiti senza privatizzare ogni emozione.
Assenza di tecnologia perenne Permetteva separazioni spazio temporali tra ambiti di vita.
Confini come strumenti non come punizioni I limiti ben impostati favoriscono responsabilità e autonomia.

FAQ

1. Chi sono gli esperti che confermano questa idea?

La letteratura sulle generazioni e la socializzazione familiare offre diversi contributi. Jean M. Twenge ad esempio ha analizzato come i cambiamenti culturali e tecnologici influenzino i confini sociali e il senso dell autorità. I suoi studi suggeriscono che l aumento dell individualismo e la trasformazione dei ruoli genitoriali hanno inciso sulla percezione dei limiti. Questo non è un verdetto assoluto ma un piano d osservazione utile per capire tendenze più ampie.

2. Si può ricostruire oggi la stessa chiarezza nei confini?

Sì e no. Non è questione di copia incolla. Alcuni strumenti pratici esistono: regole domestiche coerenti, orari non negoziabili per dispositivi, limiti lavorativi che rispettano il tempo personale. Ma la ricetta non è unica. Serve consapevolezza culturale e piccole pratiche ripetute nel tempo più che grandi proclami. La vera sfida è integrare i confini nel tessuto emotivo senza crearne di rigidi e inutili.

3. I confini chiari significano essere meno empatici?

Non necessariamente. Spesso il confine è il terreno su cui l empatia può attecchire. Sapere quando dire no o quando ritirarsi non è mancanza di empatia ma rispetto reciproco. L empatia senza limiti può diventare esaustiva e inefficace. L equilibrio resta difficile ma possibile.

4. Che ruolo ha la scuola nel rimodellare i confini oggi?

Le scuole possono essere luoghi in cui si ricostruiscono pratiche di confine sane: regole di convivenza, orari rispettati e responsabilità assegnate. Tuttavia non possono sostituire la famiglia. La sinergia tra casa e scuola è fondamentale perché i limiti si interiorizzino. Senza un riferimento coerente il lavoro scolastico rischia di essere isolato e inefficace.

5. Cosa suggerirei personalmente a chi vuole migliorare i propri confini?

Inizia con piccoli atti coerenti. Definisci un orario in cui non rispondi ai messaggi. Pratica una separazione fisica tra spazio lavoro e spazio riposo. Sii chiaro con gli altri sulle tue regole e mantienile. Non pretendere perfezione. La coerenza costruisce confini più dei discorsi eloquenti.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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